Telecom Italia S.p.A.

Telecom: 0,70 in vista?

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Previsioni e Andamento del Titolo Telecom Italia

Nell’ultimo articolo pubblicato l’11 novembre, era stata avanzata una previsione ambiziosa riguardo al titolo Telecom Italia, ipotizzando un possibile arrivo alla soglia di €0,60 per azione. A distanza di circa due mesi, il percorso si è realizzato, confermando la solidità delle ipotesi formulate.

La Svolta di TIM: Cessione della Rete e Nuova Governance

Negli ultimi due anni, TIM ha vissuto una trasformazione significativa tanto attesa dal mercato: dapprima la cessione dell’infrastruttura di rete, seguita dall’ingresso di un azionista stabile italiano e di derivazione pubblica. Questo passaggio è stato percepito come un elemento fondamentale nella narrazione di mercato, determinando il passaggio dell’ex incumbent da titolo “da shortare” a caso di ristrutturazione, con potenziale ritorno all’investibilità.

La reazione dei prezzi è stata coerente con questo cambio di regime: dall’inizio del 2025 il valore del titolo è più che raddoppiato, portando la capitalizzazione a sfiorare i €12 miliardi. Nelle ultime settimane, la quotazione si è mantenuta stabile nell’area compresa tra €0,50 e €0,55, sostenuta da una sequenza di notizie positive e dalla percezione diffusa che “il peggio” sia ormai alle spalle.

È importante sottolineare che il mercato non sta premiando una crescita esplosiva, bensì sta riconoscendo la possibilità di un modello di business più sostenibile. TIM, infatti, si sta alleggerendo dagli investimenti e dall’indebitamento legati alla rete fissa, focalizzandosi maggiormente sui servizi.

Catalizzatori Recenti: Sinergie, 5G e Semplificazione del Capitale

All’interno di questo scenario, il management guidato da Pietro Labriola ha lavorato per mantenere il momentum acquisito. La sfida consiste nel correre “solo con le gambe dei servizi”, ovvero perseguire gli obiettivi industriali senza il supporto dell’asset infrastrutturale, costruendo credibilità trimestre dopo trimestre.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 sono emersi alcuni catalizzatori che il mercato ha iniziato a prezzare:
Sinergie con Poste: L’obiettivo è sfruttare le rispettive basi clienti e reti distributive per incrementare le opportunità di cross selling e promuovere iniziative congiunte, in particolare sui servizi cloud orientati all’AI generativa e open source. Si stima che circa €600–€700 milioni di attività, oggi esternalizzate in servizi di system integration, possano essere parzialmente internalizzate con un impatto positivo sui margini.

Accordo di ran sharing con Fastweb e Vodafone: Questa operazione mira a ottimizzare costi ed efficienza della rete mobile, con risparmi stimati tra €250 e €300 milioni in dieci anni e un potenziale miglioramento dell’infrastruttura 5G, specialmente nelle città di dimensioni minori. Pur non trattandosi di cifre enormi, è un segnale di come TIM stia lavorando per rendere più sostenibile il proprio core business in un contesto di margini ridotti rispetto al passato.

Conversione delle azioni di risparmio (assemblea del 28 gennaio): Questo passaggio, sia formale che simbolico, semplifica la struttura del capitale, riducendo la complessità, migliorando la liquidità e rendendo più chiara la governance aziendale. La reazione positiva del mercato è dovuta anche all’incentivo in denaro previsto (€0,12 per azione). Il giudizio favorevole dei proxy advisor evidenzia il bilanciamento tra la perdita del dividendo privilegiato e l’acquisizione dei diritti di voto, oltre al beneficio in termini di liquidità.

Dividendi e “Ritorno alla Normalità”: Una Nuova Prospettiva

Oltre alla conversione delle azioni, risulta significativa la ricostituzione delle riserve tramite la riduzione del capitale sociale, con l’obiettivo di riaprire la strada alla distribuzione di dividendi. Per un titolo storico e popolare come TIM, con una vasta base di azionisti retail, la prospettiva di tornare a una politica di remunerazione rappresenta un elemento psicologico fondamentale: non garantisce performance, ma modifica la percezione del mercato rispetto all’azione.
Dal punto di vista dei risultati, il miglioramento operativo si riflette nella capacità di TIM di tornare a generare utile anche a livello di gruppo, non solo tramite la sussidiaria brasiliana. Le stime prevedono un utile netto adjusted di €62 milioni nel 2025, €333 milioni nel 2026 e €563 milioni nel 2027.

Parallelamente, il percorso di riduzione del debito potrebbe consentire a TIM di raggiungere il rating investment grade tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Il target di 0,60 è stato raggiunto e non mi aspetto dei prezzi in area 0,70. Mi aspetto una pausa del titolo, che quindi uscirà dal mio portafoglio per lasciare spazio ad altri titoli con un potenziale più elevato.

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