Borse incerte, ma non pessimistiche, nella settimana della FED.
Trimestrali USA: in arrivo gli attesissimi numeri delle «Magnifiche 7».
Dollaro sempre più depresso, metalli preziosi senza freni: nuovo paradigma?
Macro europea non brillante, ma resiliente, da tardo ciclo espansivo.
Le Borse europee hanno attraversato la seduta di venerdì 26 gennaio senza scosse, in una fase di attesa che dice molto del clima che domina i mercati globali. Gli investitori stanno metabolizzando l’idea che la Federal Reserve sia pronta ad annunciare una pausa nel ciclo di allentamento monetario, mentre l’attenzione si sposta progressivamente sulle trimestrali delle big tech statunitensi, chiamate a fornire nuova linfa alle valutazioni.
Sul Vecchio Continente i listini hanno chiuso vicino alla parità: Francoforte +0,32%, Parigi -0,15%, Londra +0,08%. Una fotografia di equilibrio precario, che riflette più l’assenza di catalizzatori immediati che una reale convinzione direzionale. Ben diverso il tono a Wall Street, dove gli indici hanno chiuso in territorio positivo: Dow Jones +0,64%, S&P 500 +0,50%, Nasdaq +0,43%. Il mercato guarda con crescente interesse alla stagione delle trimestrali delle cosiddette “Magnifiche 7” – Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla – vero baricentro delle aspettative di crescita e degli utili.
Sul fronte valutario, l’euro si è rafforzato, scambiando a 1,1885 dollari dopo la chiusura di Wall Street, in rialzo dello 0,11%. Un movimento che si inserisce in una dinamica più ampia di indebolimento del biglietto verde, mentre il mercato inizia a interrogarsi sulla sostenibilità del mix tra politica fiscale espansiva e incertezza istituzionale negli Stati Uniti.
In Europa, i segnali macro continuano a essere contrastanti. In Germania, il morale delle imprese resta fermo: l’indice Ifo sul clima economico è rimasto invariato a 87,6 a gennaio, lo stesso valore di dicembre, contro attese di 88,3. Secondo Commerzbank si tratta di un dato deludente, che non può essere spiegato dalle recenti minacce tariffarie di Donald Trump contro l’Unione Europea. Il problema, piuttosto, è strutturale: l’assenza di riforme diffuse e un pacchetto fiscale che non sta producendo lo stimolo atteso. L’indice, sottolineano gli analisti, non è più in trend positivo, a differenza della prima metà dello scorso anno.
A Est, la Polonia rivendica la propria autonomia monetaria. Il ministro delle Finanze Andrzej Domanski, in un’intervista al Financial Times, ha dichiarato che Varsavia non ha alcuna fretta di adottare l’euro, sostenendo che l’economia polacca sta performando meglio di molte di quelle che hanno già abbracciato la moneta unica. Un messaggio politico chiaro, rafforzato dalla buona tenuta dello zloty.
Il clima di incertezza geopolitica e commerciale continua intanto ad alimentare la corsa verso i beni rifugio. L’oro spot ha superato per la prima volta la soglia dei 5.100 dollari l’oncia, mentre l’argento ha oltrepassato i 100 dollari. Dopo le nuove minacce di Trump – dazi del 100% contro il Canada in caso di accordo commerciale con la Cina – l’oro è salito del 2,1% a 5.092 dollari/oncia (+1,95%), mentre l’argento ha messo a segno un balzo del 12,8% a 114,3 dollari. Movimenti che raccontano un mercato sempre più sensibile ai rischi sistemici.
Sul fronte obbligazionario europeo, lo spread BTp-Bund si è ulteriormente ristretto a 59 punti base, dai 60 della vigilia, restando in prossimità dei minimi dal 2009. Il rendimento del BTp decennale è sceso al 3,46% dal 3,50%, segnale di una fiducia che, almeno per ora, regge.
In Asia, la seduta di lunedì 27 gennaio si è aperta in tono positivo. L’MSCI Asia Pacific guadagna lo 0,7% e tocca un nuovo massimo storico. In Giappone, Nikkei +0,7%, con lo yen che torna a indebolirsi a 154,5 contro dollaro. Bene Hong Kong (Hang Seng +1%), più contenuti Shanghai e Shenzhen (CSI300 +0,3%). Lo yuan si indebolisce dopo tre sedute di rialzo, nonostante un dato incoraggiante sugli utili industriali cinesi: nel 2025 crescono dello 0,6%, interrompendo tre anni consecutivi di cali (-2% nel 2022, -2,3% nel 2023, -3,3% nel 2024).
A Seoul, il Kospi rimbalza del 2,3% dopo un avvio debole, nonostante Trump abbia accusato il Parlamento sudcoreano di violare gli accordi commerciali, annunciando tariffe al 25% su auto e prodotti farmaceutici. In Giappone, secondo il consenso, lo stimolo fiscale potrebbe aumentare la crescita del PIL di 0,5 punti percentuali. La Cina, invece, si prepara a registrare un deficit di bilancio aggregato vicino al 9% del PIL per il secondo anno consecutivo, circa il doppio del tasso di crescita previsto. Per ora, però, i mercati sembrano concentrarsi sui benefici della crescita, senza segnali di ribellione dei bond vigilantes: il rigore fiscale, semplicemente, non è più di moda.
Sul fronte energetico, il Brent viaggia intorno ai 65 dollari al barile (ore 09.00 CET), dopo il forte rialzo di venerdì legato anche alle dichiarazioni di Trump sull’Iran. L’OPEC+ dovrebbe confermare i livelli produttivi attuali nella riunione di domenica, secondo fonti Bloomberg.
Infine, i tassi. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale rende il 4,21%, nonostante gli avvertimenti di Citigroup e Natixis su possibili vendite sui titoli a lunga scadenza. In Eurozona, Bund al 2,86%, BTp al 3,46%, OAT francese al 3,43%. Lo spread Italia–Germania resta sui 60 punti base, minimo dal 2007, mentre quello Italia–Francia torna negativo. Venerdì è atteso il giudizio di S&P sul rating italiano (BBB+ stabile), senza particolari aspettative dopo il rialzo di aprile e la conferma di ottobre.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Trimestrali USA: in arrivo gli attesissimi numeri delle «Magnifiche 7».
Dollaro sempre più depresso, metalli preziosi senza freni: nuovo paradigma?
Macro europea non brillante, ma resiliente, da tardo ciclo espansivo.
Le Borse europee hanno attraversato la seduta di venerdì 26 gennaio senza scosse, in una fase di attesa che dice molto del clima che domina i mercati globali. Gli investitori stanno metabolizzando l’idea che la Federal Reserve sia pronta ad annunciare una pausa nel ciclo di allentamento monetario, mentre l’attenzione si sposta progressivamente sulle trimestrali delle big tech statunitensi, chiamate a fornire nuova linfa alle valutazioni.
Sul Vecchio Continente i listini hanno chiuso vicino alla parità: Francoforte +0,32%, Parigi -0,15%, Londra +0,08%. Una fotografia di equilibrio precario, che riflette più l’assenza di catalizzatori immediati che una reale convinzione direzionale. Ben diverso il tono a Wall Street, dove gli indici hanno chiuso in territorio positivo: Dow Jones +0,64%, S&P 500 +0,50%, Nasdaq +0,43%. Il mercato guarda con crescente interesse alla stagione delle trimestrali delle cosiddette “Magnifiche 7” – Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla – vero baricentro delle aspettative di crescita e degli utili.
Sul fronte valutario, l’euro si è rafforzato, scambiando a 1,1885 dollari dopo la chiusura di Wall Street, in rialzo dello 0,11%. Un movimento che si inserisce in una dinamica più ampia di indebolimento del biglietto verde, mentre il mercato inizia a interrogarsi sulla sostenibilità del mix tra politica fiscale espansiva e incertezza istituzionale negli Stati Uniti.
In Europa, i segnali macro continuano a essere contrastanti. In Germania, il morale delle imprese resta fermo: l’indice Ifo sul clima economico è rimasto invariato a 87,6 a gennaio, lo stesso valore di dicembre, contro attese di 88,3. Secondo Commerzbank si tratta di un dato deludente, che non può essere spiegato dalle recenti minacce tariffarie di Donald Trump contro l’Unione Europea. Il problema, piuttosto, è strutturale: l’assenza di riforme diffuse e un pacchetto fiscale che non sta producendo lo stimolo atteso. L’indice, sottolineano gli analisti, non è più in trend positivo, a differenza della prima metà dello scorso anno.
A Est, la Polonia rivendica la propria autonomia monetaria. Il ministro delle Finanze Andrzej Domanski, in un’intervista al Financial Times, ha dichiarato che Varsavia non ha alcuna fretta di adottare l’euro, sostenendo che l’economia polacca sta performando meglio di molte di quelle che hanno già abbracciato la moneta unica. Un messaggio politico chiaro, rafforzato dalla buona tenuta dello zloty.
Il clima di incertezza geopolitica e commerciale continua intanto ad alimentare la corsa verso i beni rifugio. L’oro spot ha superato per la prima volta la soglia dei 5.100 dollari l’oncia, mentre l’argento ha oltrepassato i 100 dollari. Dopo le nuove minacce di Trump – dazi del 100% contro il Canada in caso di accordo commerciale con la Cina – l’oro è salito del 2,1% a 5.092 dollari/oncia (+1,95%), mentre l’argento ha messo a segno un balzo del 12,8% a 114,3 dollari. Movimenti che raccontano un mercato sempre più sensibile ai rischi sistemici.
Sul fronte obbligazionario europeo, lo spread BTp-Bund si è ulteriormente ristretto a 59 punti base, dai 60 della vigilia, restando in prossimità dei minimi dal 2009. Il rendimento del BTp decennale è sceso al 3,46% dal 3,50%, segnale di una fiducia che, almeno per ora, regge.
In Asia, la seduta di lunedì 27 gennaio si è aperta in tono positivo. L’MSCI Asia Pacific guadagna lo 0,7% e tocca un nuovo massimo storico. In Giappone, Nikkei +0,7%, con lo yen che torna a indebolirsi a 154,5 contro dollaro. Bene Hong Kong (Hang Seng +1%), più contenuti Shanghai e Shenzhen (CSI300 +0,3%). Lo yuan si indebolisce dopo tre sedute di rialzo, nonostante un dato incoraggiante sugli utili industriali cinesi: nel 2025 crescono dello 0,6%, interrompendo tre anni consecutivi di cali (-2% nel 2022, -2,3% nel 2023, -3,3% nel 2024).
A Seoul, il Kospi rimbalza del 2,3% dopo un avvio debole, nonostante Trump abbia accusato il Parlamento sudcoreano di violare gli accordi commerciali, annunciando tariffe al 25% su auto e prodotti farmaceutici. In Giappone, secondo il consenso, lo stimolo fiscale potrebbe aumentare la crescita del PIL di 0,5 punti percentuali. La Cina, invece, si prepara a registrare un deficit di bilancio aggregato vicino al 9% del PIL per il secondo anno consecutivo, circa il doppio del tasso di crescita previsto. Per ora, però, i mercati sembrano concentrarsi sui benefici della crescita, senza segnali di ribellione dei bond vigilantes: il rigore fiscale, semplicemente, non è più di moda.
Sul fronte energetico, il Brent viaggia intorno ai 65 dollari al barile (ore 09.00 CET), dopo il forte rialzo di venerdì legato anche alle dichiarazioni di Trump sull’Iran. L’OPEC+ dovrebbe confermare i livelli produttivi attuali nella riunione di domenica, secondo fonti Bloomberg.
Infine, i tassi. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale rende il 4,21%, nonostante gli avvertimenti di Citigroup e Natixis su possibili vendite sui titoli a lunga scadenza. In Eurozona, Bund al 2,86%, BTp al 3,46%, OAT francese al 3,43%. Lo spread Italia–Germania resta sui 60 punti base, minimo dal 2007, mentre quello Italia–Francia torna negativo. Venerdì è atteso il giudizio di S&P sul rating italiano (BBB+ stabile), senza particolari aspettative dopo il rialzo di aprile e la conferma di ottobre.
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Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
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